Discendenza della grafite, eredi del mercurio: chi mi rassomiglia, voi, nobili entità, o forse voi astrazioni della realtà, ansia, paranoia, angoscia?
Questo antico e falso abisso mi tiene compagnia, fallito, infelice surrogato di emozioni senza utilità.
Riempie di colpi la mia quotidianità, quest'insolita presenza che di umano ha fin troppo. Eppure, cuor di verde mela collocato sotto l'acqua, la stranezza e l'allegria del tuo battito mi tranquillizzano. Sei pifferaio e prestigiatore, funesto ombrello d'azzurra speranza.
Intanto voi mi impedite di apprezzare i suoni, i colori e ciò che non c'è annebbiandomi la vista e stuprandomi la calma. Fuggo invano, già sapendo che non mi abbandonerete. Vi ringrazio, fedeli compagni.
Dèi onnipotenti, quanto tempo passerà prima di poterci arrendere alle correnti marine? Frivole carte tra le tue mani affrante e avvelenate. Mi perdo ancora nei nodi di cravatte che ti avvolgono e ridi, sapendo con certezza tutto ciò che ti attende.
Tu leggi i quotidiani che ci stampano sulla pelle -quanti saranno, ancora? forse poco più di centotré- e continui a nutrirti dell'inchiostro che li rende impuri.
Purtroppo non vedi come la morte, così sporca e priva di dignità negli animali, sia invece piena di grazia nei fiori. Non cogli l'eleganza delle rose appassite, mio triste amico, con la tua brillantezza ormai fosca.
Cara ragazza, si possono amare delle ossa? E uno spirito senza più il corpo?
Questo color vivo dilania le tue membra, il rosso muta in grigio ed il plumbeo dolore è parte di te. Non sopravviverai, mia dolce carcassa vittima delle onde sonore.
Fu allora che mi addormentai. I miei sogni ormai non erano tanto diversi dalla realtà che mi circondava: morti che camminano, collane psichedeliche che inneggiano alla pace e strozzano innocenti sacrificati, pezzi di cervello e suoni trapananti.
Così reale che mi chiesi, in rari momenti di lucidità, se stessi davvero sognando o stessi semplicemente vivendo.
Alle quattro mi alzai dal pavimento e caddi.
"Il Nuovissimo Mondo" in testa; pezzi di vetro intorno a me; le ferite che hanno provocato; oh, eccolo, il sangue che sgorga.
Buio.
Ora sono sveglia, forse sono incosciente o magari...esistono vie di mezzo? Musica di xilofono e batteria, musica che diventa rumore e causa sofferenza.
Un idillio cromatico nei miei occhi: non vedo altro che colori chimici ed aggressivi, sento il sangue rappreso sul mio volto ma non posso alzarmi. Allora mi giro su un fianco e penso.
Vipere e incudini ti strappano l'anima e il tuo viso cianotico acquista finalmente quella smorfia di terrore che tutti aspettavano. Sei circondato da fantasmi che non toccano ma avvelenano come fiele e inizi a ridere. Ridi, non ti fermi più, sei dominato dal caos e le nubi cambiano colore e diventano roccia.
Il loro corpo di salamandra, Vostro Onore, impedì loro di sopravvivere al cambio di stagione e l'empietà dei loro animi umili è stata adeguatamente punita.
Non ti ricordi dei bottiglioni riempiti di soldi e rotti per togliere la vita alle sere d'autunno?
Metteresti in valigia sarcasmo e tovaglioli, se i tuoi orologi da polso non l'avessero già mangiata.
Sai, mio dolce e vecchio problema, che ieri pensavo ai viaggi nel tempo? Intanto c'è aria nelle vene della tecnologia, non dovresti esporti tanto ai raggi delle paludi.
Mi ritrovai a cogliere una margherita e ad osservare con quale splendore essa tardasse a manifestare i segni del proprio decesso. Dopo tutto avevo il diritto di farlo: quella mattina mi ero svegliato senza aver preso fuoco. Il giorno prima, poi, non avevo avuto attacchi cardiaci né shock anafilattici. Quello prima ancora, tuttavia, ero abbastanza sicuro di essere morto. Senza neanche sapere come, così, mi ero alzato e tac, non vivevo più. Probabilmente facevo parte di quella categoria di persone che non vedono subito gli effetti della morte; proprio come i fiori. Pochi giorni dopo la mia energia sarebbe diminuita e avrei perso il mio splendore, poi mi sarei fermato senza più potermi muovere. Qualche ignorante, allora, avrebbe creduto fossi morto nel momento in cui avevo smesso di parlare. E invece no, ero esistito senza vivere per più di qualche giorno.

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